Cablaggio nel plastico ferroviario

Ho scritto di come collegare tra loro i cavi, ma non di che cavi utilizzare nel modellismo ferroviario ( o nel modellismo in generale).

Non voglio scrivere un trattato di elettrotecnica, quindi riporto l'essenziale e vi invito a credermi sulla parola o a venire al corso specifico sul cablaggio.

Nel modellismo abbiamo un handicap: lavoriamo con tensioni piuttosto basse, di conseguenza per raggiungere una determinata potenza abbiamo bisogno di correnti più elevate:

P= U*I

Perché handicap? Perché se aumentiamo la corrente, aumenta la caduta di tensione lungo i conduttori: U=R*I (dove R è la resistenza del conduttore).

Ebbene sì, nel mondo reale, lontani dai modelli ideali, i conduttori hanno una resistenza e causano delle perdite. Questa resistenza dipende da 3 fattori:

  • la resistenza specifica del conduttore (è una caratteristica specifica di ogni conduttore)

  • La lunghezza del conduttore

  • La sezione del conduttore

Maggiore è a sezione del conduttore, minore la sua resistenza; detto in parole povero nel filo più grosso perdo meno tensione.

La conseguenza di tutto questo è che dobbiamo tenere d'occhio la sezione dei nostri conduttori se vogliamo evitare spiacevoli sorprese. Quali? Da motori per scambi che non funzionano a dovere a fili che iniziano a sciogliersi o locomotive che senza ragione vanno a passo di lumaca (in analogico) o non ricevono i comandi (nel digitale) troviamo di tutto.

Personalmente consiglio di utilizzare 2 sezioni: 1.5mmq per le tratte di alimentazione (il cosidetto backbone) e 0.15mmq per il collegamento finale. La lunghezza dei collegamenti con il filo da 0.15mmq non dovrebbe superare i 40cm (non dimentichiamoci che sono 40 cm ad andare e 40 a tornare....), di preferenza filo ad alta flessibilità (molto più facile da piazzare). Vero che il filo rigido permette di fare curve che rimangono e bei cablaggi precisi, ma spesso un cavo va spostato e allora si apprezza la sua flessibilità.

Se per le correnti continue può sembrare un'esagerazione, per i segnali e gli impulsi che vengono utlizzati nel modellismo ferroviario (specie con i motori magnetici degli scambi), una sezione ridotta rappresenta un problema notevole.

Ultimo dettaglio: i colori. È vero che all'elettricità il colore del filo non interessa, ma al più tardi quando vogliamo modificare una parte di impianto costruita qualche anno fa o dobbiamo ricercare un guasto (o peggio ancora chiamare qualcuno che cerchi il guasto), ci rendiamo conto di quanto sia stata poco lungimirante l'idea di utililzzare per tutto il cablaggio la matassina di filo grigio che zio Mario vi ha portato dal cantiere...

Per evitare di doverci inventare i codici dei colori, qualcuno ha redatto una norma NEM dedicata: NEM 605 (trovate la raccolta in Italiano nella pagina web della FIMF: www.fimf.it).

Da un lato evitiamo di reinventare la ruota, dall'altro se costruiamo un plastico di un'associazione, parliamo tutti della stessa cosa. Per tutti i colori non riportati nella norm, fatevi una tabellina. Non so voi, ma io dopo pochissimo tempo non mi ricordo quale colore faccia cosa....

Altro (piccolo) vantaggio: i fili secondo NEM li potete acquistare qui da me in negozio al m, senza bisogno di acquistare rotoli da 100 m.

Per la versione PDF del tutorial, contattatemi.